NURSE PRIDE

martedì 29 settembre 2009

La morte ti fà bella?



Negli ultimi decenni la percentuale delle donne e ragazze fumatrici è fortemente aumentata, soprattutto nella fascia di età compresa fra i 18 e i 25 anni.
Inoltre,diminuisce il numero di fumatori tra gli uomini adulti e i giovani, ma resta ancora elevato tra le donne adulte, attirate dalla falsa immagine della fumatrice come donna emancipata e con più charme.
Mentre in passato il consumo di tabacco era decisamente più diffuso nella popolazione maschile, oggi le donne fumano quasi quanto gli uomini.
Per conquistare nuove consumatrici sono state, fra l'altro, messe in commercio sigarette "da donna" e prodotti ingannevolmente definiti "light".
L'immagine "light" di una sigaretta si rivolge ai fumatori e soprattutto alle fumatrici più attente alla salute e dunque in cerca di prodotti meno dannosi. I produttori cercano oggi di dare nomi nuovi agli ex "prodotti light" e di renderli riconoscibili tramite colori e design particolari, poiché è ormai proibito affiancare alla marca la denominazione "light".
Le sigarette a minore contenuto di nicotina e catrame non sono però meno dannose per la salute.
MA PERCHÉ LE RAGAZZE FUMANO...
secondo il documento "donne e fumo" redatto dalla provincia di Bolzano le ragazze possono iniziare a fumare per svariati motivi, ma spesso lo fanno solo per sembrare più sicure di sé e più adulte.
Spesso il fumo è utilizzato anche come strumento di controllo del peso e molte ragazze temono di aumentare di peso se smettono di fumare.
Ma chi rischia di più?
I ginecologi sono concordi nel chiedere l'astinenza dal fumo durante la gravidanza.
Nelle fumatrici il rischio di una gravidanza extrauterina è più alto del 40% rispetto alle non fumatrici. I motivi di maggiore pericolosità sono da ricercarsi nel danno ormonale, specialmente sugli estrogeni, che il fumo determina nella donna.
La capacità di concepire delle donne fumatrici per ogni ciclo è di circa un terzo più bassa rispetto alle non fumatrici; infatti le cellule uovo delle prime rimangono in uno stadio immaturo con frequenza maggiore rispetto alle donne non dedite al fumo.
Ma i problemi ginecologici fanno solo da cornice a tutti quelli a cui le donne vanno incontro.
Secondo lo studio "Incidenza, prevalenza e mortalità. Stime regionali 1970-2010 " in Italia, per l’anno 2005 si stimano circa 130 mila decessi per cancro e 250 mila nuove diagnosi di tumore, mentre il numero complessivo di soggetti con pregressa diagnosi di cancro (prevalenza) si valuta che abbia raggiunto quota 1.700.000. Sebbene all’interno del Paese persistano evidenti differenze geografiche nei livelli di mortalità e incidenza, per la totalità dei tumori il divario storico tra Nord (alta frequenza) e Sud (bassa frequenza) si sta attenuando. Questo fenomeno, particolarmente visibile nel caso degli uomini, è la conseguenza di andamenti favorevoli nelle Regioni centro-settentrionali (riduzione dell’incidenza per tumore a partire dagli anni Novanta) e meno favorevoli nelle Regioni meridionali e insulari. Per le donne, l’incidenza per tumore è in aumento in tutte le aree del Paese.
Tumore del polmone:Nel 2005 si stimano 28.000 decessi, 33.500 nuove diagnosi e circa 72.000 sopravvissuti al tumore del polmone. L’analisi degli andamenti temporali di incidenza mette in luce tendenze, simili per area geografica, ma opposte per uomini e donne. Negli uomini, le stime indicano una diffusa e marcata riduzione del rischio di contrarre la malattia. Le politiche di prevenzione e sensibilizzazione sui danni indotti dal fumo, avviate in Italia già dagli anni Settanta, hanno prodotto infatti una sensibile riduzione della prevalenza di fumatori nel sesso maschile. Nel caso delle donne si assiste invece a un aumento generalizzato dei tassi di incidenza. Queste differenze potrebbero essere ricondotte al diverso grado di efficacia delle politiche di prevenzione e lotta al fumo nei due sessi.
La morte non vi fà belle!!!!!!!

Gemellaggio con NurseArea.net !!!


Il fatto che la rete possa rendere possibile anche quello che fino a qualche anno credevamo impossibile è ormai un dato di fatto.
Basta guardare agli ultimi risultati elettorali americani per capire di cosa parlo.
Non pretendiamo di eleggere un presidente nero anche noi, ma lo spitiro che ha avvicinato Carpe Nurse a nurseArea.net ha la stessa aspirazione!
Questo gemellaggio aumenta la risonanza mediatica degli infermieri che hanno qualcosa da dire.
Che la dicono al di fuori degli schemi "castali" delle riviste di settore o dei balletti congressuali.
L'infermieristica ha bisogno di menti, di idee, di passione!
NurseAREA.net , come tendono a precisare i suoi ideatori : "è un blog che tratta tutto ciò che ruota intorno alla professione infermieristica..............è un aggregatore di notizie".
La libera informazione e la cultura,che hanno reso liberi menti e popoli, riusciranno a rendere libera anche la nostra professione!
Nascerà da questa collaborazione un rapporto stimolante che implementerà la forza mediatica di tutti quei colleghi che non si fermano al "giroletti" ma lavorano di testa e cuore per consegnare agli infermieri la giusta considerazione.

Il sito NurseArea si trova QUI!
presto metterò anche il banner di riferimento.
CARPE NURSE!!!

venerdì 25 settembre 2009

Chi cura i medici scoppiati?

Rapporto choc: il 12 % ha problemi di alcol o droga e non sa a chi chiedere aiuto.

Sono MEDICI autorevoli, primari modello, chirurghi stimati dai colleghi. Ma con un lato oscuro: sono schiavi dell'alcol o di sostanze stupefacenti. Bevono e si drogano quando temono di non farcela, quando hanno bisogno di una carica in piu', anche prima di entrare in sala operatoria per un intervento particolarmente complesso. In Italia non esistono percentuali esatte, ma si stima che la situazione sia analoga a quella della Spagna: il 10% di chi indossa un camice bianco si ubriaca, il 2-3% fa uso di sostanze stupefacenti, cocaina in testa. Non e' un vizio, ma una malattia cronica. Una patologia professionale che - al di la' dei possibili imbarazzi - ha spinto dieci anni fa l'Ordine dei MEDICI di Barcellona a creare un programma di assistenza e recupero: «El Paime».

Una patologia «che in Italia e' sottovalutata, se non addirittura sconosciuta», denuncia la dottoressa Paola Mora, responsabile del centro studi Albert Schweitzer che in passato ha affrontato fra i primi, nel nostro Paese, la questione del burn-out, la sindrome che «brucia» l'anima di MEDICI e infermieri a contatto quotidiano con la sofferenza altrui. Di questo allarme emergente si parlera' per la prima volta a Torino sabato 26, nell'aula magna delle Molinette, durante un congresso nazionale dal titolo emblematico: «Ardere, non bruciarsi - Dalla motivazione alla patologia nelle professioni sanitarie». Obiettivo: fare del Piemonte la prima esperienza di aiuto, prevenzione e riabilitazione per il personale sanitario. «I processi di umanizzazione della cura - sostiene la dottoressa Mora - non possono escludere il trattamento dei curatori. Serve un'azione coraggiosa e intelligente di prevenzione, informazione e formazione, che consideri le difficolta' come parte integrante della professione medica, e non come un vizio colpevole di qualcuno piu' debole». In Spagna, come negli Usa, Canada, Australia e Nuova Zelanda i MEDICI in preda ad alcol e droga sanno a chi rivolgersi: i loro nomi sono protetti, nessuno sa che sono in cura. In Italia, denuncia il centro Schweitzer, «le misure adottate sono state esclusivamente centrate sulla punizione degli atti piu' gravi e noti». Sono soprattutto i MEDICI piu' bravi a cadere nella trappola di una dipendenza cronica. Lo stress puo' uccidere. MEDICI che dedicano tutta o gran parte della vita alla professione, e ne vengono travolti. «MEDICI - concordano gli esperti - che si alzano a qualunque ora del giorno o della notte per un trapianto, sempre pronti a correre in ospedale per occuparsi di un caso grave, e non riescono a staccarsi con la mente dai pazienti». Dottori modello. Finche' arriva (in genere da mogli e figli) il campanello d'allarme. In Piemonte, il Centro torinese di solidarieta', l'Adimed e lo Schweitzer hanno elaborato il primo progetto destinato al personale sanitario in difficolta' e ai familiari. «Progetto Helper», rimasto sulla carta. «Paradossalmente - osserva Paola Mora - nei piani di recupero dalle dipendenze i MEDICI si ritrovano in una situazione peggiore rispetto agli altri professionisti: primo perche' le strutture assistenziali pubbliche create per far fronte ai problemi di dipendenza patologica e salute mentale sono per le loro caratteristiche strutture alle quali il medico non puo' rivolgersi, poi perche' si teme che l'essere eventualmente riconosciuti avra' ripercussioni su lavoro e carriera». Esperienza insegna che «molti problemi si presentano spesso associati in una doppia patologia: alcol e droga, o depressione, fino al suicidio. Ma la partecipazione a programmi di recupero che mettono in relazione le dipendenze patologiche con il lavoro ottengono un successo superiore al 75%, rispetto a quanto si ottiene con gli altri gruppi sociali trattati, dove il numero dei successi non supera il 50%».

FONTE: www.lastampa.it

martedì 22 settembre 2009

Disease mongering




Se non si tratta del classico espediente del termometro messo sul calorifero per simulare una febbre che permette di restare a casa da scuola, poco ci manca.
A dirla tutta, i responsabili di malattie inesistenti questa volta non sono i bambini, ma medici e aziende, diciamo pure la società odierna tutta in cui viviamo.
Sì, siamo anche noi alla sbarra degli imputati nel processo che vede le nostre vite e i nostri corpi sottopostia a gocce, pillole e bustine di ritrovati per dar sollievo alle più disparate situazioni di disagio; abbiamo distanziato di parecchie lunghezze persino i più ipocondriaci Carlo Verdone di "Maledetto il giorno che ti ho incontrato".
Pare sia così, a leggere un articolo pubblicato sul sito della BBC qualche tempo fa.
"Sindrome delle gambe senza riposo" e "sindrome da adorazione di Vip" sono solo alcune delle curiose situazioni fisiologiche che l'Homo sapiens del ventunesimo secolo si è inventato. Verrebbe da chiedersi se sia davvero di "sapiens"!
Ad ogni buon conto, il beneficio del dubbio è sempre valido, ma se anche la scienza ci si mette di mezzo il gioco è fatto.
Da una semplice condizione fisiologica, si inizia a parlare di potenziale situazione patologica, finché, magari approdando sul tavolo di qualche illustre luminare, queste condizioni, tutto sommato "normali" nei tempi moderni, diventano oggetto di studio, argomento di discussione nei congressi scientifici e, infine, oggetto di studi clinici per la ricerca di nuovi farmaci.
Ma, si domanda chi scrive, possiamo davvero permetterci il lusso di cercare ritrovati innovativi per siffatte condizioni? Non stiamo forse esagerando noi, con il considerare malattia, patologia, condizione medica da curare, un semplice mal di gambe piuttosto che una fase passeggera di emulazione/adorazione adolescenziale della propria star del cuore?
Non sono forse già stoltamente ristrette le risorse economiche destinate alla ricerca scientifica, da dover pensare bene, molto bene, a quale progetto far progredire e quale tenere in "stand-by"?
Forse no. Ma non diamo contro, ancora una volta, solo alle aziende farmaceutiche. Loro, dopo tutto, si comportano secondo la propria natura, inseguendo cioè, in modo più o meno etico, il giusto equilibrio tra investimenti e ritorno economico.
La "colpa" di tutto ciò è anche di noi consumatori/pazienti. Che bramiamo di poter zittire un piccolo ronzio alla testa o sistemare quell'impercettibile dolore all'alluce del piede con un "sano" ritrovato della scienza medica. Dopo tutto, l'offerta c'è laddove esiste la domanda.
Non lamentiamoci allora del fatto che non ci sono abbastanza risorse per la ricerca contro il cancro o per quella per trovare dei farmaci salvavita per le persone affette da malattie rare.
Lo Stato, come le aziende, ha un bilancio da far quadrare, con tanto di entrate e uscite. Destinare denaro per la ricerca dell'allungaciglia piuttosto che per la pillola anticalvizie, sottrae risorse preziosissime per tante più importanti ricerche che possono essere vitali per i malati.
Proprio qui sta il bandolo della matassa: capire bene cosa considerare malattia e cosa no. Qual è il limite di demarcazione, il Rubicone che divide lo "Stato patologico" dallo "Stato immaginario".

Fonte: http://www.partecipasalute.it/

venerdì 18 settembre 2009

27/09/2009:GIORNATA MONDIALE DEL CUORE

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di mortalità nel mondo, con 17,2 milioni di vittime all’anno. L’80% delle morti premature causate da questo tipo di patologie potrebbe essere evitato controllando i principali fattori di rischio, il cui livello dipende soprattutto dall’adozione di uno stile di vita sano: niente fumo, buona alimentazione e attività fisica regolare. Ogni anno milioni di anni di vita produttiva vengono persi, con serie conseguenze sulla qualità della vita e sull’efficienza del sistema economico globale.

Il mondo degli affari e le organizzazioni sanitarie di riferimento come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il World Economic Forum hanno riconosciuto l’importanza della promozione della salute nei luoghi di lavoro.
“Work with heart” è lo slogan della Giornata Mondiale del Cuore 2009: incoraggiare abitudini sane nei luoghi di lavoro può contribuire a ridurre l’incidenza delle malattie cardiovascolari e dell’ictus. Infatti, la metà delle persone che muoiono per malattie cardiovascolari è nel pieno della propria vita produttiva, con conseguenze economiche molto gravi.

La promozione della salute nei luoghi di lavoro può raggiungere il 54% della popolazione mondiale, si concentra generalmente sulla promozione di programmi della salute e la riduzione dei comportamenti individuali a rischio e non è necessariamente un intervento complesso o costoso.
Risorse utili
Visita il sito ufficiale della World Heart Federation
visita il sito dedicato alla Giornata Mondiale del Cuore 2009
guarda il video di “Work with Heart
scarica il poster e il depliant dedicati alla Giornata Mondiale del Cuore
carpe nurse!!

giovedì 17 settembre 2009

Questioni di screening.........

Tra 1000 donne che frequentano lo screening per 10 anni il beneficio è di due morti risparmiate!!!
"È ragionevole partecipare allo screening mammografico, ma è altrettanto ragionevole non parteciparvi. Lo screening ha contemporaneamente effetti positivi ed effetti negativi. Essi non sono di regola menzionati e nemmeno quantificati in modo comprensibile per la presa di decisione individuale sugli opuscoli ed i depliant di invito allo screening".
Così scrive Gianfranco Domenighetti, professore di Comunicazione, economia e politica sanitaria all'Università della Svizzera Italiana e di Losanna nella scheda How to... Le 5 cose importanti per lo screening mammografico.
Spiega Domenighetti che "i contenuti della quasi totalità degli opuscoli, dei depliant e delle lettere di invito allo screening mammografico sono tutti silenti sulla elencazione e sulla quantificazione dei benefici e degli effetti negativi, non promuovono l’autonomia ad operare delle scelte individuali, bensì essi non costituiscono che della propaganda".
Secodo l'opuscolo del Dottore:
considerando 1000 donne di cinquanta e più anni di età che si sottopongono ogni due anni e per 10 anni allo screening mammografico, il numero assoluto di donne che avranno evitato il decesso per tumore al seno sarà pari a0,5 unità (visione “pessimista”, 1) o al massimo a 2 unità(visione “ottimista”, 2), rispetto a 1000 donne che non sisono sottoposte allo screening.
Quindi 999,5 donne (rispettivamente998) sulle 1000 che hanno partecipato allo screening non avranno nessun beneficio in termini di mortalità evitata.
Il materiale informativo non dovrebbe essere redatto dai promotori dello screening (per evidenti motivi di conflitto di interesse) bensì da agenzie neutre sulla base dei più rigorosicriteri scientifici.
Uno screenig mammografico costa, mediamente, tra i 35 e i 55 euro a seconda del regime privato o convenzionato.
L'informazione , come al solito, non è fatta sui reali benefici dell'esame, ma solo sul "terrorismo mediatico della malattia".
La mammografia è un esame invasivo !
E' una spremitura becera di una parte del corpo profondamente intima e fondamentale per la vita di una donna.
Come sempre l'infermiere è tirato fuori dall'ottica consumistica della salute e automaticamente anche dall'ottica umana, che viene spesso scavalcata.
Ho trovato questo opuscolo che consiglio a chiunque voglia proporlo ad una persona che sta per fare la mammografia.clicca qui
CARPE NURSE!
FONTE :www.pensiero.it

venerdì 11 settembre 2009

Che significa guarire?



Superare patologie importanti come il cancro è la grande scommessa che la medicina moderna ha fatto con la scienza.

Qualche risultato sembra che cominci ad arrivare !

Diagnosi precoce, terapie sempre più efficaci e allungamento della vita: sono questi i tre principali fattori che stanno determinando un continuo aumento del numero dei sopravvissuti al tumore.

Ma cosa succede dopo che un persona affronta il cancro e riesce ad uscirne "sano"?

Questi ‘ex pazienti' hanno problemi fisici e psicologici (basti pensare alla stanchezza, al dolore, all'ansia e alla depressione) che spesso si cronicizzano, condizionando pesantemente la qualità della vita così come le attività quotidiane della persona, lavoro incluso.

Vincere la battaglia contro il cancro non sempre significa tornare a una vita normale: un sopravvissuto su tre, infatti, non riesce a reinserirsi nel mondo del lavoro una volta terminate le terapie.

A rivelare questa dura (e spesso ignorata) realtà è uno studio olandese, condotto dai ricercatori del Coronel Institute of Occupational Health di Amsterdam, pubblicato dalla rivista Journal of the American Medical Association (Jama).

I ricercatori hanno preso in rassegna 26 articoli su 36 studi (condotti dal 1966 ad oggi tra Europa e Stati Uniti), per un totale di 20mila soggetti curati contro 157mila sani. Dall'analisi dei dati è quindi emersa un'amara realtà: il 33,8% dei pazienti sopravvissuti al cancro conosce la disoccupazione, contro il 15,2% delle persone sane. In pratica, il rischio di rimanere fuori dal mercato del lavoro per gli ex pazienti è 1,37 volte quello dei colleghi in salute.
I soggetti che vanno incontro a maggiori difficoltà sono le donne colpite dal tumore al seno e all'apparato riproduttivo, oltre ai sopravvissuti ai tumori gastro-intestinali. La ricerca di un lavoro pare invece meno tormentata per soggetti che hanno superato tumori del sangue, della prostata o dei testicoli, colpiti dalla disoccupazione quasi nella stessa misura dei soggetti sani.

Alla luce di questo mi viene da chiedere?

La medicina contempla anche questi dati?La vittoria è solo ritrovare la TAC negativa?

Cosa siamo diventati?Ci stiamo alienando dal pianeta uomo?Che senso ha investire miliardi per curare le persone e poi discriminarli nella cosa che più li nobilita:IL LAVORO?

Una volta soddisfatto il bisogno di salute........chi si preoccupa di quello di realizzazione, di autonomia..........

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