
I fenomeni "americani" finalmente cominciano a fare la loro comparsa anche in Italia.
Dico finalmente perchè in America gli infermieri hanno occupato il GAP, sempre più profondo tra medici e pazienti che certe ricerche fanno emergere , costruendovi un'intera professione.
Malpractice, avoidance behaviour, defensive medicine ed altri termini ancora, si affacciano timidamente sul panorama sanitario Italiano che non possiede alcun dato in materia.
Queste denuncie cominciano anche a preoccupare la classe medica che corre al riparo.
Come?
Partiamo da alcune definizioni:
Da Wikipedia: "La medicina difensiva consiste nella pratica di diagnostiche o di misure terapeutiche condotte principalmente, non per assicurare la salute del paziente, ma come garanzia delle responsabilità medico legali seguenti alle cure mediche prestate.
Evitare la possibilità di un contenzioso medico legale è la motivazione principale [1] del porre in atto pratiche di medicina difensiva. Molto comune negli Stati Uniti, con un'incidenza variabile tra il 79% [2] e il 93%[3], la medicina difensiva viene praticata specialmente nella medicina di emergenza, nei reparti di ostetricia e in altri interventi specialistici ad alto rischio."
Non vi sono dati recenti, completi ed attendibili sul fenomeno in Italia.
Disponiamo soltanto di dati parziali sull'appropriatezza di alcune prestazioni e di alcuni dati ricavati da un questionario di una ricerca dell'Ordine dei medici della provincia di Roma e poi estrapolati sul nostro Paese.
Un importante contributo , che aiuta a capire la situazione italiana, possiamo trovarlo nell'intervista rilasciata da Quinto Tozzi, cardiologo del Dipartimento di Emergenza dell'Ospedale "S. Eugenio" - ASL Rm C, Roma. Pubblicato su
Va' Pensiero n° 420.
Secondo il dottor Quinto :
"Il concetto “difensivo” della medicina scatta quando si prescrive qualche cosa non perché è necessario alla diagnosi od alla terapia del paziente ma per la paura del medico di essere accusato di malpractice o per la stessa paura di sbagliare......Il concetto di medicina difensiva è quindi associato inevitabilmente al concetto di “appropriatezza” (in estrema e parziale sintesi: fare la cosa giusta, al paziente giusto al momento giusto)....Questa, come detto, è per definizione una medicina non appropriata, qualcosa in più o in meno che non si doveva fare o che invece, andava fatto e si è scelto di non fare....se una prestazione serve veramente (è cioè appropriata), non è difensiva.
Interessante è il concetto di rapporto medico/paziente:
"Il rapporto tra medico e paziente è cambiato e non tutti i medici hanno oggi capito che sempre più pazienti non accettano il vecchio rapporto di tipo paternalistico con il proprio curante. Oggi, giustamente, gli equilibri sono profondamente cambiati e non è possibile fare assolutamente nulla contro la volontà del paziente; ripeto giustamente. Quindi, il rapporto tra medico e paziente è, almeno formalmente, di tipo paritario. Quando un paziente richiede la mia prestazione professionale, implicitamente e legalmente si stabilisce un contratto, con obblighi, aspettative e doveri (da ambo le parti) ed io devo fare tutto quanto è in mio potere per assolvere i (veri) bisogni del paziente. Lavorando per un Ente pubblico, ho anche un altro obbligo: non posso andare contro gli interessi dell'Amministrazione aziendale."
In altre parole , ciò che il paziente vuole entra in conflitto con ciò che il medico può e deve fare...
Ecosa bisogna fare allora?
Secondo il Dott Quinto:
"Bisognerebbe informare i pazienti. È questo il concetto fondamentale. L'informazione dovrebbe però essere veramente indipendente (cioè che non abbia secondi fini commerciali o di altro genere)."
E ancora :
"I pazienti, purtroppo, non hanno ancora in genere il concetto di appropriatezza (anche perchè nessuno si è preso la briga di spiegarglielo). Se un individuo sta male o crede di stare male, tutto per lui risulterà appropriato ed è ovvio che sia così.
In poche parole, i pazienti non sono consapevoli (colpa della scarsa informazione) delle terapie o protocolli che sono più efficaci alla cura della patologia che accusano.
I medici, approfittando di questa inconsapevolezza, prescrivendo esami e terapie solo a scopo di tutela medico-legale, espondendo il paziente a rischi che ignora completamente.
Fiduciosi della buonafede del medico, si sottopongono a TAC inutili senza rendersi conto che una TAC del torace corrisponde, come dosi di radiazioni, a circa cinquecento radiografie del torace. Questo il medico lo sà!!!
Il dottor Quinto chiude in bellezza:
"La medicina difensiva non difende nessuno, è un alibi ed è pericolosa per il paziente: se prescrivo un'aspirina a mille pazienti l'anno, pensando a torto che tanto non fa male e che è meglio prescriverla piuttosto che rischiare di essere accusato di non averla data, probabilmente avrò dei casi di problemi gastro – duodenali anche seri, anche se probabilmente non lo verrò a sapere mai. Alcuni esami diagnostici poi, sono rischiosi. Se faccio fare dieci test da sforzo inappropriati, quasi sicuramente non accadrà nulla, ma se metto insieme tutti gli esami inappropriati del Lazio e in Italia, con numeri a quattro/cinque cifre, vedrò che statisticamente ci potrebbero essere anche casi di gravi complicazioni correlate al test da sforzo. "
La correttezza di questo vero professionista apre un dibattito molto ampio su quello che potrebbe essere il ruolo dell'infermiere come tutore dell'assistenza e responsabile dell'educazione sanitaria del paziente.
Possiamo ritagliarci il tanto ambito ruolo di tutori della salute al di fuori degli schemi aziendali economici e farmaceutico-industriali che ingabbiano la scienza medica.
A voi le riflessioni.....
CARPE NURSE!